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Coronavirus: la protezione civile in azione

La protezione civile ha assunto un ruolo importante nella gestione della crisi del coronavirus. Da metà febbraio a fine giugno ha sostenuto la sanità pubblica.

Molteplici impieghi nella sanità pubblica

Nell'ambito dell'emergenza coronavirus, da metà febbraio la protezione civile ha prestato in totale circa 300'000 giorni di servizio in tutti i 26 Cantoni. L'impiego nazionale approvato dal Consiglio federale lo scorso 20 marzo si è concluso il 30 giugno. In particolare, i militi hanno rafforzato le fila del personale sanitario e infermieristico negli ospedali e nelle case di riposo e di cura e le hanno sostenute nei compiti di assistenza, cernita e controllo degli accessi, di pulizia e disinfezione nonché di fornitura di materiale protettivo.

Indennità Covid-19 per i militi della protezione civile

Il 12 giugno 2020, il Consiglio federale ha deciso di farsi carico della differenza tra il reddito dell'attività lucrativa e l'indennità per perdita di guadagno (IPG) per una parte del servizio prestato dai militi della protezione civile durante la pandemia di coronavirus. Informazioni complementari

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Q&A

Sì, i militi della protezione civile erano già stati impiegati praticamente in tutti i cantoni, ad esempio nei Cantoni Ticino, Lucerna, Grigioni e Zurigo, in particolare per la gestione delle hotline e dei posti d'accoglienza davanti agli ospedali. Nel Canton Vaud, a metà marzo è stato chiamato in servizio l'intero effettivo della protezione civile.

Se un evento concerne più cantoni o l'intero Paese, la legge sulla protezione della popolazione e sulla protezione civile (LPPC, art. 27 cpv. 1 lett. a) prevede la possibilità per il Consiglio federale di chiamare in servizio militi della protezione civile. Considerate le ripercussioni a livello nazionale della crisi del coronavirus e della situazione straordinaria proclamata dal Consiglio federale, queste condizioni sono date. La Confederazione mette a disposizione dei cantoni un contingente di giorni di servizio e se ne assume i costi.

I cantoni decidono dell'impiego e degli incarichi concreti assegnati alla protezione civile, delle modalità di chiamata in servizio dei militi dal punto di vista operativo e dello svolgimento degli interventi. Fissano inoltre le priorità in base alla situazione e alle necessità. Lo stato maggiore federale Protezione della popolazione, e più precisamente la cellula di stato maggiore Gestione federale delle risorse, provvede, d'intesa con i cantoni interessati, all'assegnazione dei militi a livello intercantonale o a favore della Confederazione.

Il Consiglio federale mette a disposizione dei Cantoni un contingente di al massimo 850'000 giorni di servizio per l'impiego di militi della protezione civile sull'arco di tre mesi, ossia dal 21 marzo al 30 giugno 2020. Questo limite temporale coincide con il servizio d'assistenza dell'esercito per il supporto dei cantoni, anch'esso provvisoriamente previsto fino al 30 giugno 2020.

Si parte dal presupposto che in media sull'arco dei tre mesi saranno impiegati circa 10'000 militi per una durata di due settimane (14 giorni). Gli interventi possono essere prestati secondo il principio di rotazione chiamando in servizio nuovi militi o richiamandone di già licenziati. La durata degli interventi e il numero di militi chiamati in servizio può variare da cantone a cantone a seconda della situazione.

La Confederazione indennizza i cantoni per l'impiego dei militi della protezione civile con un importo forfettario di 27.50 franchi per milite e giorno di servizio. Il tetto massimo per il contingente di 850'000 giorni di servizio previsti è così fissato a 23.375 milioni di franchi.

Se il contingente prefissato dovesse esaurirsi in un momento in cui per far fronte alla crisi del coronavirus fossero necessari ulteriori giorni di servizio e un prolungamento della durata d'impiego, verrà sottoposta al Consiglio federale una relativa richiesta.

La protezione civile è in grado di svolgere un ampio ventaglio di compiti. Diversi cantoni hanno già mobilitato e impiegato i militi della protezione civile per far fronte alla crisi del coronavirus. La protezione civile può assumere soprattutto compiti nei settori dell'assistenza, della logistica e del sostegno. Concretamente si tratta dei compiti elencati di seguito.

 

Compiti d'assistenza

  • Sostenere la sanità pubblica (in primo luogo in case per anziani e di cura, istituti per disabili e ospedali): sostegno del servizio interno e del personale di cura nei lavori di routine e in semplici compiti di cure di base sotto la direzione del personale professionista.
  • Sostenere l'assistenza ambulatoriale di anziani e persone bisognose di cure: distribuzione dei pasti, servizi di trasporto, semplici attività di cure di base sotto la direzione di personale professionista.
  • Provvedere agli acquisti e a commissioni per persone in quarantena.
  • Offrire assistenza psicosociale alle persone colpite (care team).

Compiti logistici

  • Servizi logistici per l'assistenza ambulatoriale di persone anziane o bisognose di cura e per i medici di famiglia.
  • Sostegno logistico in generale e trasporti per istituzioni pubbliche e private.

Compiti nell'ambito dei pionieri

  • Allestimento e gestione di posti d'accoglienza presso istituzioni della sanità pubblica, compreso il controllo delle entrate e degli accessi.
  • Sostegno delle forze dell'ordine: servizio del traffico, sbarramenti, servizio di parco o controllo dei documenti.

Altri compiti in generale

  • Aiuto alla condotta degli organi di condotta e degli stati maggiori di crisi civili.
  • Sostegno delle autorità nell'ambito della comunicazione, della gestione di hotlines e di punti di raccolta d'urgenza per la popolazione.
  • Altri compiti nell'ambito della gestione della crisi del coronavirus.

 

I compiti effettivi sono definiti dai cantoni, che sono responsabili dell'impiego della protezione civile.

Fondamentalmente i militi della protezione civile sono subito pronti ad entrare in azione; a seconda delle necessità è prevista una breve formazione in funzione dell'evento.

Alcuni cantoni, come ad esempio Zugo, dispongono di un servizio sanitario in funzione delle loro esigenze in caso di catastrofi e situazioni d'emergenza, che si occupa soprattutto di fornire assistenza sanitaria alle formazioni della protezione civile o su una piazza sinistrata. Tuttavia, la protezione civile dispone di importanti formazioni d'assistenza che svolgono compiti di sostegno e alleggerimento del sistema sanitario, per esempio in istituti di cura, ospedali o per l'assistenza ambulatoriale agli anziani e alle persone bisognose di cure.

Esempi di possibili compiti sono: sostenere il personale infermieristico nei lavori di routine e nelle cure leggere di base, sostenere la gestione interna delle strutture, distribuire pasti o fornire assistenza psicosociale con care team. Inoltre, la protezione civile supporta la sanità pubblica dal punto di vista logistico (per es. servizi di trasporto) o nell'allestimentoe nella gestione di posti d'accoglienza.

Ogni cantone gestisce la chiamata in servizio a modo proprio, di regola via SMS, per telefono o tramite sistemi di chiamata in servizio ad hoc. Di regola, i cantoni avvisano i militi anticipatamente. Alcune unità della protezione civile possono essere mobilitate molto rapidamente (nel giro di 1-2 ore).

No. I militi della protezione civile sono tenuti a dare seguito alla chiamata in servizio, che è vincolante.

Per i collaboratori indispensabili o importanti per il sistema di aziende che svolgono una funzione di approvvigionamento centrale per la popolazione, sussiste la possibilità di una dispensa o di una domanda di congedo (vedi sotto «Documenti»). In questi casi, la decisione sulle domande di dispensa e di congedo è a discrezione dei Cantoni o delle organizzazioni della protezione civile. Questi prendono la loro decisione tenendo conto della situazione generale e delle loro esigenze.

Di regola, i collaboratori a pieno titolo delle organizzazioni partner della protezione della popolazione (pompieri, polizia, sanità pubblica, aziende tecniche) indispensabili per l'intervento in caso di catastrofe e situazione d'emergenza non vengono incorporati nella protezione civile e non devono quindi neppure prestare servizio.

Chi, per motivi di salute, non può entrare in servizio, deve informare senza indugio l’ufficio responsabile della convocazione e inviare allo stesso il libretto di servizio e un certificato medico in busta chiusa.

Sì. I militi della protezione civile hanno diritto a un’indennità di perdita di guadagno per ogni giorno di servizio remunerato con il soldo. L’indennità di base è versata a tutte le persone che prestano servizio, indipendentemente dal loro stato civile e dall’esercizio di un’attività lucrativa. Se il datore di lavoro versa lo stipendio all'impiegato che presta servizio nella protezione civile, l'indennità va al datore di lavoro, a condizione che non superi lo stipendio versato. I militi della protezione civile ricevono per una parte del loro servizio durante la pandemia di coronavirus la differenza tra il loro reddito da attività lucrativa e l’indennità per perdita di guadagno: informazione. Vengono inoltre versati l’assegno per l’azienda, l’assegno per i figli e l’assegno di custodia. Non da ultimo, i giorni di servizio prestati possono essere dedotti dalla tassa d'esenzione dall'obbligo militare: è previsto il 4% di riduzione per ogni giorno di servizio prestato in un anno.

Fondamentalmente per le organizzazioni di protezione civile (come per tutte le altre organizzazioni d'intervento e l'esercito) valgono le disposizioni dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). La loro attuazione spetta ai cantoni, e più concretamente ai comandanti e ai capi intervento. È procedura standard che al momento dell'entrata in servizio lo stato di salute dei militi venga accertato per mezzo di un'interrogazione sanitaria d'entrata.

Documenti