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Impiego in un ospedale: testimonianza di un milite assegnato al reparto di cure intense

Davanti alla seconda ondata di COVID-19, tutte le forze disponibili vengono nuovamente mobilitate per sostenere il sistema sanitario e quindi evitare la sua saturazione. Uno dei tanti ruoli della protezione civile vodese è quello di assistere il personale ospedaliero del reparto di cure intense, in particolare per posizionare i pazienti che necessitano assistenza respiratoria nella posizione detta di «decubito ventrale». Questo compito, affidato alle sezioni mediche dell'esercito durante la prima ondata, è ora affidato alla protezione civile.

09.12.2020 | Comunicazione UFPP

Uno dei tanti ruoli della protezione civile vodese è quello di assistere il personale ospedaliero del reparto di cure intense, in particolare per posizionare i pazienti che necessitano assistenza respiratoria nella posizione detta di «decubito ventrale». (Foto: Heidi.news, Annick Chevillot)

Concretamente, quasi il 5% delle persone affette da COVID-19 necessitano di assistenza respiratoria, il che comporta una lunga degenza in terapia intensiva. Queste persone, che presentano una sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS) dovuta all'infezione, non possono più respirare da sole e devono essere poste in coma artificiale per essere intubate e ventilate in modo meccanico. Per aumentare la capacità respiratoria grazie a un migliore spiegamento dei polmoni, il paziente sedato viene posizionato nel «decubito ventrale», abbreviato "DV". Per procedere con tutte le precauzioni del caso, l'azione richiede la partecipazione di quattro militi della protezione civile.

Incontro al CHUV con il pioniere Patrick al termine del suo primo giorno di missione DV

Patrick è membro dell'ORPC Lavaux-Oron. Durante questo impiego, la sua missione consiste nel sostenere gli infermieri del settore COVID nel reparto di cure intense in alcuni compiti. (Foto: SSCM-VD)

Patrick è membro dell'ORPC Lavaux-Oron, lavora quale libero professionista come terapista energetico. È quindi abituato a lavorare con pazienti, anche con quelli terminali.

Durante questo impiego, la sua missione consiste nel sostenere gli infermieri del settore COVID nel reparto di cure intense in alcuni compiti. Normalmente, ogni infermiere si occupa in media solo di un paziente. Nell'attuale situazione sanitaria, il rapporto è passato a un infermiere di terapia intensiva in coppia con un infermiere di appoggio ogni 3 o anche 4 pazienti. È quindi chiaro che è necessario un supporto esterno per far fronte provvisoriamente al sovraccarico di lavoro.

Patrick e gli altri militi della protezione civile hanno il compito di girare i pazienti intubati nei loro letti, in posizione prona. Questa manipolazione richiede 4 militi e un infermiere. Ogni paziente deve essere girato due volte al giorno per agevolare l'ossigenazione del sangue. Il movimento inverso è chiamato decubito dorsale (mettere il paziente sulla schiena). Inoltre, Patrick e i suoi colleghi cambiano i letti dei pazienti per sgravare il personale ospedaliero. Patrick è quindi soggetto alle stesse disposizioni di protezione del personale infermieristico e deve indossare un equipaggiamento specifico per proteggersi da un potenziale contagio a contatto con i pazienti COVID, come pure da altre malattie (camice, tuta, mascherine 3M, guanti e occhiali di protezione).

Nonostante il peso fisico e psicologico di questa missione, Patrick è molto motivato. Ha l'impressione di capire meglio la situazione sanitaria che stiamo vivendo. Operando in prima linea ha la possibilità di farsi un'opinione propria della situazione, al di là di quanto riportato dai media. Si sente utile, sia perché sgrava il personale dell'ospedale permettendogli di concentrarsi sulle attività essenziali, sia perché si occupa dei pazienti che necessitano di cure.

Patrick si è persino offerto di continuare il suo impiego a titolo di volontariato.

Autore: Sdt Arnaud Piolino, battaglione Centro 20.11.2020