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„La Confederazione coordina e dà gli impulsi“

Bisogna sempre valutare i vantaggi delle nuove tecnologie, spiega il Consigliere federale Guy Parmelin nell’intervista rilasciata per la rivista. Le risorse sono però limitate, motivo per cui Confederazione e Cantoni dovrebbero accordarsi sulle reali esigenze.

04.07.2016 | Comunicazione UFPP

Il Consigliere federale Guy Parmelin, Capo del Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport DDPS
Consigliere federale Guy Parmelin

Quando ha realizzato di essere anche il Capo della protezione della popolazione svizzera?

Quando ho assunto la guida del DDPS, all’inizio dell’anno, sapevo che oltre alla difesa avrei dovuto assumere anche altri compiti. Mi sono già occupato di qualche dossier concernente la protezione della popolazione, ad esempio la Strategia 2015+, il tema dell’asilo e il progetto informatico per la salvaguardia del valore di Polycom.

Ha già avuto modo di chinarsi in modo più approfondito sul pacchetto di riforme „Strategia Protezione della popolazione / Protezione civile 2015+“?

Mi sono fatto un quadro generale del progetto, ma non l’ho ancora esaminato a fondo. Lo farò quando tutti gli esperti mi avranno dato i loro avvisi. Quindi appoggerò le modifiche di legge necessarie in seno al Consiglio federale.

Come vede il ruolo dell’UFPP nella protezione della popolazione?

Le questioni inerenti alla protezione della popolazione e alla protezione civile sono principalmente di competenza dei Cantoni. La Confederazione coordina e dà gli impulsi. Il suo compito è quello di raccogliere e coordinare gli interessi e le richieste dei singoli Cantoni. Il Canton Appenzello Esterno non ha certamente le stesse esigenze del Canton Zurigo o del Canton Ginevra. I progetti che non tengono conto di queste diversità, non hanno alcun valore politico.

Dove risiedono secondo Lei le priorità?

A livello federale abbiamo lanciato diversi progetti informatici per supportare i Cantoni. Al momento, la salvaguardia del valore di Polycom è il progetto prioritario. Le condizioni quadro per questo strumento fondamentale sono state definite in modo chiaro. Si tratta di accertare le altre esigenze. Tutti gli affari non assolutamente prioritari vengono rinviati.

I mass-media chiedono di introdurre canali online e avvisi push sugli smartphone per dare l’allarme e informare la popolazione, Lei che cosa ne pensa?

I vantaggi delle nuove tecnologie devono essere valutati a fondo. Dobbiamo essere prudenti. Si propongono molte idee e molti progetti, ma le risorse finanziarie e umane sono limitate. E dopo gli investimenti seguono inevitabilmente i costi d’esercizio. Pertanto, bisogna prima accertare le esigenze. Confederazione e Cantoni devono accordarsi sulle reali esigenze e sul finanziamento dei costi.

Nel campo dell’informatica e delle telecomunicazioni esistono sinergie anche con l’esercito.

Sta toccando un punto fondamentale. Gli importi investiti nei sistemi informatici sono ingenti. Si tratta quindi di intensificare la collaborazione con l’esercito in questo campo. I responsabili devono incontrarsi senza pregiudizi, già solo perché le risorse sono limitate.
I progetti vengono spesso diretti dall’esercito per ragioni di sicurezza. La protezione della popolazione dovrebbe però sfruttare le medesime infrastrutture per evitare doppioni. Capita anche che la direzione di certi progetti venga affidata alla protezione della popolazione. All’inizio di ogni progetto occorre quindi definire la forma di collaborazione, e non solo tra esercito e protezione della popolazione.

Prossimamente un gruppo di lavoro presenterà diverse varianti per il futuro modello di servizio obbligatorio…

Il rapporto all’attenzione del Consiglio federale è nella fase conclusiva. Descrive diverse varianti, ma un punto è subito chiaro: il servizio militare rimarrà prioritario. E chi non potrà prestare servizio militare, verrà incorporato nella protezione civile. Il servizio civile per coloro che non intendono prestare servizio militare per profonde convinzioni personali non è messo in discussione e rimane ancorato nella Costituzione federale, ma alcune regole verranno modificate. Si prevedono quindi discussioni e sicuramente anche modifiche.

Qual è la sua opinione personale in merito?

Sono fermamente contrario a un servizio „à la carte“, alla liberà di scelta. Un’erosione dell’effettivo dell’esercito non è ammissibile solo poiché taluni trovano più comodo prestare servizio civile. A mio avviso è giusto che i giovani assumano un compito nell’interesse della comunità, e la difesa del Paese ha la priorità assoluta.

Pure Lei all’inizio di quest’anno ha assunto un compito nell’interesse del nostro Paese. Finora si è dedicato di più alla Sua funzione di membro del Consiglio federale o alla Sua funzione di Capo del DDPS?

Nei primi mesi, la mia priorità è stata quella di prendere in mano il Dipartimento. Esistevano già diversi dossier e se ne sono aggiunti altri. Ho dovuto imparare a conoscere certi settori, come ad esempio swisstopo. Allo stesso tempo, mi sono introdotto nel Collegio governativo. Altrettanto importante quanto le intense discussioni con i miei colleghi Consiglieri è l'immagine del Governo verso l'esterno. Dobbiamo dimostrare che il Consiglio federale funziona. Le decisioni devono essere prese in modo collegiale.

C’è un tratto del Suo carattere che vorrebbe fosse più forte nel Suo ruolo di Consigliere federale?

Sono come sono. Mi adeguo ovviamente alle nuove situazioni ed esigenze, ma spero che la mia personalità non si dissolva. Credo che il popolo svizzero non gradirebbe che recitassi semplicemente una parte. Dopo la mia elezione, molti mi hanno detto: rimani così come sei! Mi piace il mio accento vodese e non intendo cercare di nasconderlo. Ma mi piacerebbe migliorare il mio tedesco e il mio inglese.

Come Romando e semplice sottufficiale dell’esercito, ritiene di portare un nuovo punto di vista nel DDPS?

Questa domanda andrebbe posta ai miei collaboratori (ride.) Un nuovo capo significa nuovi metodi e nuove procedure. Se poi cambia anche la lingua, ciò comporta molti cambiamenti. Ho portato con me anche nuovi collaboratori. Nathalie Falcone-Goumaz è la nuova segretaria generale. All'inizio tutto ciò può generare qualche incertezza. Ma i cambiamenti sono parte della vita. Le mie prime impressioni sono in ogni caso positive.

Quali esperienze di agricoltore porta con sé nel Suo nuovo ruolo di Consigliere federale?

Quale agricoltore, ero un imprenditore e ho dovuto affrontare un mercato con molte incertezze e prendere decisioni strategiche. Ora devo decidere come capo del Dipartimento; il capo deve dare gli impulsi. E nella mia modesta carriera militare, ho imparato ad assegnare incarichi.

Come mai ha deciso di intraprendere l’apprendistato di agricoltore solo dopo la maturità?

Per vari motivi: mio padre aveva investito in un’azienda – possedevamo un’azienda lattiera piuttosto grande - e mio fratello era più interessato alla viticoltura. Stavo per lasciare il liceo dopo solo due settimane, ma i miei genitori mi hanno consigliato di conseguire la maturità prima di scegliere che cosa fare. Anche se avrei potuto studiare, ho poi deciso di intraprendere l’apprendistato di agricoltore.

Lavora ancora nell’azienda di famiglia?

No. Come Consigliere federale ho dovuto rinunciare alla mia quota. Ho venduto tutto a mio fratello. Ma ciò non mi impedisce di recarmi ogni tanto nei campi per vedere se la colza è infestata da parassiti o se il frumento matura bene.

Si sente a Suo agio anche sulla platea internazionale?

È sempre un’esperienza interessante e speciale. Al WEF di Davos ho pensato che è davvero un altro mondo. Gli incontri bilaterali invece, ad esempio in occasione della conferenza sulla sicurezza a Monaco di Baviera o della recente visita in Svezia, sono molto informativi.
Bisogna abituarsi a seguire certe regole di comportamento. C'è un codice diplomatico da rispettare. Soprattutto il protocollo militare è molto severo. Ma c'è sempre qualcuno che mi aiuta. È come un apprendistato, in un certo senso sto ancora seguendo l’apprendistato (ride).

Signor Consigliere federale, La ringraziamo per l’intervista che ci ha rilasciato.


Intervista:

Kurt Münger, Capo Comunicazione, UFPP

Pascal Aebischer, Caporedattore „Protezione della popolazione“, UFPP