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Emergenza coronavirus e protezione della popolazione

Insieme contro la seconda ondata

La Centrale nazionale d'allarme, lo stato maggiore federale Protezione della popolazione, il Laboratorio Spiez, la protezione civile e gli altri partner della protezione della popolazione forniscono un contributo importante nella lotta al coronavirus.  

La protezione civile è uno strumento fondamentale per far fronte alla pandemia di COVID-19. Il suo impiego permette in particolare di sgravare il sistema sanitario. Il Consiglio federale ha quindi deciso di chiamare nuovamente in servizio i militi della protezione civile per far fronte alla seconda ondata, fissando un contingente massimo di 500'000 giorni di servizio disponibile fino al 31 marzo 2021. La divisione Protezione civile dell'UFPP ha elaborato le basi per la richiesta sottoposta al Consiglio federale. Inoltre, essa chiarisce continuamente le varie questioni relative all'impiego della protezione civile e prepara le documentazioni e le informazioni necessarie.

La Centrale nazionale d'allarme (CENAL) segue la situazione sin dall'inizio della pandemia di COVID-19 e carica costantemente nella presentazione elettronica della situazione (PES CENAL) le informazioni raccolte all'attenzione delle autorità competenti.

Inoltre, la CENAL riassume in una panoramica le vigenti misure di protezione ordinate dal Consiglio federale e quelle supplementari adottate nei singoli Cantoni. La Gestione federale delle risorse (ResMaB) è una priorità delle sue attività sin dall'inizio dell'intervento COVID. La carenza di mascherine è stata un grosso problema all'inizio della pandemia. La ResMaB ha agevolato la distribuzione delle scarse scorte iniziali laddove servivano più urgentemente. Con l'arrivo della seconda ondata, la domanda è aumentata di nuovo, in particolare per i ventilatori e il personale ausiliario necessario per il contact tracing.

Lo Stato maggiore federale Protezione della popolazione (SMFP) è responsabile della gestione di tutti gli eventi rilevanti per la protezione della popolazione a livello di Confederazione. Esso funge anche da importante piattaforma di informazione e scambio per gli attori coinvolti nella gestione della seconda ondata. Il segretariato dello SMFP presso l'UFPP è responsabile della conferenza virtuale bisettimanale dei direttori e nelle settimane intermedie prepara un aggiornamento elettronico delle informazioni all'attenzione dei membri. È presieduto dall'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). I collaboratori del Centro federale d'istruzione (CFIS) presso l'UFPP supportano il lavoro del segretariato.

Nella fase iniziale della pandemia, il Laboratorio Spiez, ossia l'Istituto federale per la protezione NBC, ha potenziato le sue capacità di misurazione per l'analisi dei campioni sospetti e ha gestito le richieste di testare mascherine e altro materiale di protezione inoltrate da ospedali e organizzazioni di primo intervento. Il Laboratorio Spiez è attualmente impegnato in vari progetti di ricerca correlati alla lotta contro il COVID-19. Dirige inoltre la situazione parziale Laboratori Svizzera e funge da organo di clearing per coordinare le esigenze del sistema sanitario con le capacità e le risorse disponibili nei settori della scienza, dell'istruzione e dell'industria. Partecipa a due gruppi di esperti della Swiss National COVID-19 Task Force: al gruppo Diagnostics and Testing per migliorare il coordinamento dei laboratori, e al gruppo Infection, Prevention and Control per risolvere il problema delle mascherine.

Tramite l'app e il sito web di Alertswiss, la popolazione riceve rapidamente le informazioni più attuali sulla pandemia di COVID-19 e le raccomandazioni di comportamento direttamente dalle autorità sanitarie cantonali o dalla Confederazione. Allertswiss è un importante strumento complementare di comunicazione per le autorità, oltre alle campagne di sensibilizzazione dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), i media tradizionali, i social media e le conferenze stampa. L'UFPP è responsabile della gestione e dell'infrastruttura dell'app e del sito web di Alertswiss. I comunicati vengono emessi dalle autorità cantonali competenti e dalla Confederazione.

Il segretariato PIC consiglia e supporta i gestori delle infrastrutture critiche in varie questioni concernenti la pandemia di COVID-19. Si occupa tra l'altro di mediare i contatti con gli uffici federali competenti e gli attori cantonali, ponendo l'accento sulle condizioni quadro necessarie per mantenere in funzione le infrastrutture critiche.


Cantoni

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Documentario — Locarno — Nel cuore delle operazioni

FAQ

Sì. La protezione civile è già stata impiegata per far fronte alla pandemia nel febbraio del 2020. Durante la situazione straordinaria in primavera, i militi della protezione civile hanno prestato in tutti i cantoni interventi di dimensioni mai viste fino ad allora. Dopo una fase più tranquilla durante l'estate, il numero degli interventi della protezione civile ha ricominciato ad aumentare in autunno, quando a causa della seconda ondata sempre più istituzioni della sanità pubblica hanno iniziato a chiedere aiuti urgenti.

In base alla legge sulla protezione della popolazione e sulla protezione civile (LPPC), il Consiglio federale ha la facoltà di chiamare in servizio militi della protezione civile in caso di catastrofi e situazioni d'emergenza che concernono più cantoni o tutto il Paese. Queste condizioni sono date dalle conseguenze a livello nazionale della seconda ondata pandemica.

Il 18 novembre 2020 il Consiglio federale ha deciso di chiamare in servizio militi della protezione civile per far fronte alla pandemia di coronavirus in Svizzera. A tal fine ha previsto un contingente di massimo 500'000 giorni di servizio tra il 18 novembre 2020 e il 31 marzo 2021.

No. Il Consiglio federale aveva già messo a disposizione dei cantoni un contingente di 500'000 giorni di servizio il 20 marzo 2020. In seguito a questa decisione, 24'000 militi della protezione civile di tutti i 26 cantoni svizzeri hanno prestato circa 300'000 giorni di servizio, soprattutto a sostegno della sanità pubblica. La prima mobilitazione a livello nazionale si è conclusa il 30 giugno 2020.

I militi chiamati in servizio dalla Confederazione svolgono vari compiti, principalmente a sostegno della sanità pubblica.

Compiti nel settore dell'assistenza. La protezione civile svolge lavori di routine e semplici compiti nell'ambito delle cure di base sotto la guida di personale qualificato e sgrava così il personale di cura. Supporta l'esercizio dei centri di test e presta assistenza psicosociale alle persone colpite (Care team).

Compiti nel settore logistico. La protezione civile svolge anche compiti logistici, in particolare per l'assistenza ambulatoriale di persone anziane e bisognose di cure e a favore di istituzioni della sanità pubblica. Si occupa ad esempio del trasporto di persone e di pazienti.

Compiti nel settore dei pionieri. La protezione civile allestisce e gestisce posti d'accoglienza presso istituzioni della sanità pubblica e si occupa dei controlli d'accesso. Collabora inoltre alla realizzazione e all'esercizio di centri di test e ospedali di fortuna.

Ulteriori compiti sono l'aiuto alla condotta a favore degli stati maggiori di crisi civili, il sostegno del contact-tracing e la collaborazione all'esercizio di hot line per la popolazione.

Alcuni cantoni dispongono di un servizio sanitario per il caso di catastrofi e situazioni d'emergenza, anche se questo è previsto soprattutto per l'assistenza sanitaria dei militi impiegati o su una piazza sinistrata. Tuttavia nella protezione civile ci sono anche formazioni d'assistenza che svolgono compiti per sostenere e sgravare le istituzioni della sanità pubblica, ad esempio case di cura, ospedali o per l'assistenza ambulatoriale di persone anziane o bisognose di cure.

Fondamentalmente i militi della protezione civile sono pronti ad intervenire in qualsiasi momento. A seconda delle necessità seguono una breve istruzione in funzione del tipo d'intervento. Molti possono avvalersi delle esperienze acquisite durante la prima ondata.

Generalmente, gli interventi nei cantoni sono gestiti in modo decentralizzato a livello regionale (p. es. case di cura e case anziani comunali, ospedali regionali). Per questo i cantoni assumono la responsabilità operativa per gli interventi e la condotta. Decidono in merito agli interventi e agli incarichi concreti e chiamano in servizio i militi.

In caso di bisogno di un sostegno intercantonale, la cellula di stato maggiore incaricata della gestione delle risorse attribuisce i militi previo accordo con i cantoni interessati. Le richieste di sostegno e le risorse disponibili vengono così coordinate e priorizzate in modo ottimale.

I cantoni ricevono dalla Confederazione un importo forfettario di 27.50 franchi per giorno di servizio prestato. Per la Confederazione i costi complessivi per il contingente massimo di 500'000 giorni di servizio ammontano a 13,75 milioni di franchi.

Con la chiamata in servizio dei militi della protezione civile, la Confederazione dà seguito a una richiesta dei cantoni. I mesi tra febbraio e novembre 2020 hanno dimostrato che la situazione può cambiare rapidamente. I militi vengono mobilitati solo se strettamente necessario. Gli interventi sono impostati in modo possibilmente orientato ai bisogni e all'uso parsimonioso delle risorse. Quando il bisogno diminuisce, cala di conseguenza anche il numero di militi impiegati. Il contingente messo a disposizione dal Consiglio federale prevede un massimo di 500'000 giorni di servizio.

Se questo contingente dovesse esaurirsi in un momento in cui per far fronte alla crisi del coronavirus fossero necessari ulteriori giorni di servizio e un prolungamento della durata d'impiego, verrà sottoposta al Consiglio federale una richiesta in tal senso.

Ogni cantone procede alla chiamata in servizio a modo proprio, di regola via SMS, per telefono o tramite sistemi di chiamata in servizio ad hoc. Di regola, i cantoni avvisano i militi in anticipo. Alcune formazioni della protezione civile possono essere mobilitate molto rapidamente (nel giro di 1-2 ore).

Chi, per motivi di salute, non può entrare in servizio, deve informare senza indugio l’ufficio responsabile della convocazione e inviare allo stesso il libretto di servizio e un certificato medico in busta chiusa.

Fondamentalmente per le organizzazioni di protezione civile (come per tutte le altre organizzazioni d'intervento e l'esercito) valgono le disposizioni dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). La loro attuazione spetta ai cantoni, e più concretamente ai comandanti e ai capi intervento. È prassi che al momento dell'entrata in servizio lo stato di salute dei militi venga accertato per mezzo di un'interrogazione sanitaria d'entrata.

Per l'assegnazione di incarichi alla protezione civile si deve rispettare la neutralità concorrenziale e non incidere sul mercato del lavoro. La protezione civile viene impiegata solo in modo sussidiario, vale a dire che interviene solo se le autorità civili e le istituzioni interessate non sono più in grado di svolgere i loro compiti con i propri mezzi o se occorre prestare un intervento urgente. Queste devono inoltre attestare il bisogno di un impiego della protezione civile. Gli organi cantonali di condotta hanno il compito di verificare che tali condizioni siano soddisfatte.

No. I militi della protezione civile sono tenuti a dare seguito alla chiamata in servizio, che è vincolante.

Le aziende che svolgono una funzione di approvvigionamento centrale per la popolazione possono fare domanda di dispensa o congedo per collaboratori indispensabili o importanti per il sistema. In questi casi la decisione di dispensa o di congedo spetta al cantone o all'organizzazione di protezione civile. La decisione deve tenere conto della situazione generale e delle necessità.

Di regola, i collaboratori delle organizzazioni partner della protezione della popolazione (pompieri, polizia, sanità pubblica, servizi tecnici) indispensabili per l'intervento in caso di catastrofe e situazione d'emergenza non vengono incorporati nella protezione civile e non devono quindi neppure prestare servizio.

Sì. I militi della protezione civile hanno diritto a un’indennità di perdita di guadagno per ogni giorno di servizio remunerato con il soldo. L’indennità di base è versata a tutte le persone che prestano servizio, indipendentemente dal loro stato civile e dall’esercizio di un’attività lucrativa. Se il datore di lavoro versa lo stipendio all'impiegato che presta servizio nella protezione civile, l'indennità va al datore di lavoro, a condizione che non superi lo stipendio versato. Vengono inoltre versati l’assegno per l’azienda, l’assegno per i figli e l’assegno di custodia. Non da ultimo, i giorni di servizio prestati vengono dedotti dalla tassa d'esenzione dall'obbligo militare: è previsto il 4% di riduzione per ogni giorno di servizio prestato in un anno.